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Domanda 1 di 8

Quanto conta la qualità del tuo osso

Due persone possono avere la stessa quantità di osso, ma con caratteristiche molto diverse. La densità, cioè quanto l'osso è compatto o spugnoso, influenza la stabilità dell'impianto, i tempi di guarigione e la possibilità di applicare subito i denti.

Non tutto l'osso è uguale

L'osso delle mascelle è fatto di una parte esterna compatta, la corticale, e di una parte interna spugnosa. Le proporzioni cambiano da zona a zona: in genere la mandibola anteriore è più densa, mentre il mascellare posteriore è spesso più morbido.

Già nel 1999 il Dott. Trisi ha pubblicato un lavoro che confrontava la classificazione clinica dell'osso, basata sulla sensazione del chirurgo durante la preparazione del sito, con l'analisi al microscopio dello stesso osso, per capire quanto la percezione clinica corrispondesse alla struttura reale.

Cosa è emerso

All'epoca non si eseguiva la TAC prima di inserire gli impianti: la densità dell'osso veniva stimata durante l'intervento, dalla durezza percepita dal chirurgo durante la perforazione, e classificata in quattro categorie.
Lo studio ha mostrato che le quattro categorie non erano distinguibili clinicamente in modo riproducibile.
Dai dati è emersa una classificazione più attendibile in tre categorie, osso morbido (S, soft), medio (M) e duro (H, hard): più facili da riconoscere durante l'intervento e con indicazioni terapeutiche più affidabili.

Misurare la densità prima dell'intervento

Se la densità conta, conviene conoscerla prima di operare. Nel 2005, in uno studio su 18 pazienti sottoposti a TAC, il gruppo ha confrontato la densità calcolata dalle immagini con la densità reale misurata al microscopio sui campioni di osso: i due valori sono risultati statisticamente correlati.

Nel 2010, un lavoro con il Dott. Alberto Rebaudi ha proposto un metodo per classificare la densità ossea prima dell'intervento in tre categorie, dura, normale e morbida, mettendo in relazione i valori della TAC con l'analisi in microtomografia di campioni ossei.

Osso duro (H)corticale spessa, trabecole fitteOsso medio (M)struttura intermediaOsso morbido (S)corticale sottile, trabecole rade
Schema illustrativo: le tre categorie di densità ossea (duro, medio, morbido). La corticale, in giallo, è più spessa nell'osso duro; le cavità midollari sono più ampie nell'osso morbido.

Cosa succede quando l'osso è morbido

Nell'osso poco denso l'impianto fa più fatica a restare fermo nelle prime settimane. Per questo la ricerca si è concentrata su due domande: quali superfici favoriscono la formazione di osso a contatto con l'impianto, e quali tecniche possono compensare la scarsa densità.

  • 1999: confronto in osso umano a bassa densità tra impianti con superficie liscia e con superficie ruvida.
  • 2022: con il Dott. Myron Nevins, valutazione al microscopio e in microtomografia di una superficie trattata in pazienti con osso di tipo IV, il più morbido.

Cosa è emerso

Gli impianti con superficie irruvidita, ottenuta con diverse tecniche di lavorazione, hanno mostrato una quantità di osso a contatto con l'impianto maggiore rispetto a quelli con superficie non trattata.
Questi risultati hanno contribuito a superare l'idea che le superfici lisce fossero preferibili: oggi gli impianti in commercio hanno superfici trattate per irruvidirle, così da ottenere più osteointegrazione in tempi più brevi.
Approfondisci → Come si misura la stabilità di un impianto

La forma dell'osso dopo un'estrazione

Nel 2018 due studi radiologici hanno descritto le dimensioni degli alveoli dei molari superiori e inferiori, analizzando per l'arcata inferiore le TAC di 100 pazienti, per capire in quali casi l'anatomia consente di inserire un impianto subito dopo l'estrazione.

Cosa cambia per chi deve fare un impianto

La TAC non serve solo a vedere quanto osso c'è, ma anche a stimare com'è.
Nell'osso morbido cambiano la tecnica di preparazione, la forma dell'impianto e i tempi di carico.
Un osso di scarsa qualità non è una controindicazione in sé, ma richiede una pianificazione più attenta.
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Una nota sul metodo

Molti degli studi presentati sono stati condotti in laboratorio o su modelli animali: è il modo corretto di osservare fenomeni che nel paziente non si possono misurare direttamente. Un risultato sperimentale, però, non si trasferisce automaticamente alla clinica: deve essere confrontato con altri studi, verificato nel tempo e applicato con prudenza, valutando ogni persona nella sua specificità.

Gli studi di riferimento

  1. Trisi P, Rao W. Bone classification: clinical-histomorphometric comparison. Clin Oral Implants Res 1999;10:1-7
  2. Trisi P, Rao W, Rebaudi A. A histometric comparison of smooth and rough titanium implants in human low-density jawbone. Int J Oral Maxillofac Implants 1999;14
  3. Todisco M, Trisi P. Bone mineral density and bone histomorphometry are statistically related. Int J Oral Maxillofac Implants 2005;20(6):898-904
  4. Rebaudi A, Trisi P, Cella R, Cecchini G. Preoperative evaluation of bone quality and bone density using a novel CT/microCT-based hard-normal-soft classification system. Int J Oral Maxillofac Implants 2010;25(1):75-85 · PMID 20209189
  5. Agostinelli C, Agostinelli A, Berardini M, Trisi P. Radiological evaluation of the dimensions of lower molar alveoli. Implant Dent 2018;27(3):271-275 · PMID 29652756
  6. Kim DM, Szmukler-Moncler S, Trisi P, Parma-Benfenati S, Nevins M. Osseoconduction of an airborne particle-abraded and etched titanium alloy surface in type IV bone. Int J Periodontics Restorative Dent 2022;42(1):15-23 · PMID 35060963